Pietro Porcinai, paesaggista italiano del '900

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Pietro Porcinai, paesaggista italiano del '900

Il paesaggista Pietro Porcinai nasce a Firenze, fa un apprendistato in Germania, realizza alla fine degli anni Trenta centinaia di lavori diversi per finalità ma legati tutti dall’attenzione alla bellezza del paesaggio, unendo architettura e giardinaggio, fonda l’Aiap (Associazione Italiana degli Architetti del Paesaggio), è costantemente attento alla scelta delle piante, all’uso delle quinte arboree, alla predilezione per acqua e pietra come punto di incontro tra interno ed esterno.

Tra le opere più celebri del paesaggista Porcinai si trovano il parco della sede e dell’area residenziale dell’Olivetti, la sistemazione dello stabilimento Lancia di Chivasso, il recupero dell’Italsider di Taranto, le aree all’aperto del Centre Pompidou di Parigi, l’Oasi Zegna a Trivero, la Fondazione Cosso a Miradolo, villa I Collazzi a Firenze, villa Ottolenghi ad Acqui Terme, la piscina della villa di Portofino che arriva fino al mare.

Al paesaggista Porcinai è dedicata una splendida mostra nella Fondazione Zegna fino al 10 di Luglio, curata da Luigi Latini, focalizzata sulle opere realizzate per la famiglia Zegna negli anni Cinquanta, fra cui il giardino d’inverno del Lanificio in cui è ospitata l’esposizione stessa.

Paolo Pejrone, collaboratore della mostra ed autore del libro relativo ad essa, ne parla così: “Ero un giovane matto per il giardinaggio e mio padre, disperato, chiese a Porcinai, che lavorò moltissimo in Piemonte, di incontrarmi. Era burbero ma schietto come sanno esserlo i toscani. Mi incoraggiò. Era l'unico in Italia a fare giardini. Aveva un'ottima cultura architettonica ma non era un architetto, piuttosto un botanico. Ha fatto giardini straordinari reinventando il giardino all'italiana, ma con una grande lungimiranza: penso per esempio al giardino senz'acqua che realizzò per Guido Degl'Innocenti a Firenze. [...] Il suo lavoro era improntato al razionalismo architettonico: tutto deve avere una funzione, una logica, evitare la ridondanza. Il lusso era il verde… [...] Il suo lavoro era improntato al razionalismo architettonico: tutto deve avere una funzione, una logica, evitare la ridondanza. Il lusso era il verde…”

Dario Fusaro, autore delle immagini presenti nella mostra, donate dalla Fondazione Cosso al Castello di Miradolo, vicino Pinerolo, con la collaborazione di Paola Porcinai, presenti insieme ad alcuni disegni realizzati durante la creazione dei progetti dell’autore, ha invece asserito: “I lavori di Porcinai sono eterni. Perché era così avanti rispetto ai tempi che il suo lavoro non è mai datato, se non per il tipo di architetture cui si lega. [...] Fotografare giardini non è come fotografare architetture: nel secondo caso con l'esperienza si impara, mentre con il verde è necessario trasmettere l'emozione, essere empatici. C'è moltissima letteratura su Porcinai, e tante immagini per lo più scattate da architetti. Io ho voluto coglierne la dimensione più suggestiva. [...] Tanti suoi giardini sono andati persi, perché non conservati in modo filologico: ma quello che è ancora visibile è comunque ancora fonte di ispirazione per chi si occupa oggi di giardini e paesaggi".

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