La coltivazione del rododendro
Il rododendro ha origini in Cina e nel Caucaso, è arrivato in Europa nell’ottocento, dove è stato studiato e coltivato dalla Royal Horticultural Society, appartiene alla famiglia delle Ericaceae, è un arbusto od albero dalle foglie caduche, inizialmente scambiato per un’azalea.
Proprio per la sua fragilità, il rododendro simboleggia la prima dichiarazione d’amore.
Solitamente è detto rododendro un esemplare sempreverde i cui fiori hanno dieci stami, ha dimensioni medio-grandi adatte alla colttivazione in piena terra, ce ne sono più di 750 specie, alcune basse e striscianti, altre dall’aspetto di alberi veri, alcuni dei quali nascono spontaneamente in Italia.
E’ facile coltivare il rododendro, allorchè lo si mantiene nel suo habitat naturale, tipo bosco o prateria di montagna, oppure giardino; in pianura è più difficile, perchè le condizioni del terreno e del clima sono diverse.
Praticamente si deve predisporre un substrato acido e senza calcio, con un pH tra 4 e 5,2, oppure, in un terreno argilloso, calcareo o pesante, si devono interrare grandi vasi in cemento, riempirli con un prodotto adatto alle piante acidofile, spargere ogni tanto sulla superficie della piante un pò di foglie in decomposizione o degli aghi di pino; ad ottobre il rododendro va cosparso di ammendante bovino od equino maturo, al fine di proteggere le radici più vicine alla superficie dal freddo invernale.
In fondo alla buca si deve creare uno strato drenante composto di ghiaia e di sassi, che evita il ristagno dell’acqua, che a sua volta provoca marciume nelle radici.
Il terreno dev’essere sempre umido, ma non zuppo; inoltre è importante per le radici, che non sempre arrivano all’acqua, l’umidità ambientale in compresenza però di un effetto rinfrescante dall’aria.
Per l’irrigazione è consigliabile una vaporizzazione con l’acqua demineralizzata o piovana, sempre prive di calcare perchè altrimenti con il tempo possono cambiare le caratteristiche del suolo stabilite per la creazione del cespuglio di rododendro.